“Alla scoperta dell’Est” di Giacomo Melani

A volte ci sono posti, luoghi,nomi che ti rimbombano nella testa e che non riesci a far a meno di pensare…. questo mi succedeva quando sentivo parlare di Slovacchia. Il mio oratore era Filippo e quando si mette a parlare di qualcosa che lo ha affascinato, lui, ti travolge.
Ti senti dentro al suo racconto. Immagini quei posti con la tua mente e non vedi l’ora di poterli vedere anche con i tuoi occhi in modo da capire cosa stesse provando chi li narra. Sensazioni uniche.
Così respirata nell’aria la possibilità di avere qualche giorno di ferie in Settembre il pensiero diventa asfissiante e non puoi far a meno di programmare il giro. Di rito la cena a casa Fantoni prima della partenza in cui la raccolta di informazioni è doverosa e ricca di momenti magici.
Compagno di viaggio il prode Giovannin Della Vignarella (così piace presentarsi…) ovvero mio Cugino.
Partenza ore 15.17 di venerdì 4 settembre ’09. Primo trasferimento in totale apnea nella vicina Austria, sosta a Villach in un piccolo, pulito ed accogliente albergo nel centro città. Ottima cena in camera a base di fusilli ai wurstel e pinoli (ricetta inventata sul momento) e birrettina di rigore a due passi di distanza. Il giorno seguente inizia con una piccola visita nel paradiso terrestre dei motociclisti, la “Louis”, dove tutto vorresti, tutto desidereresti, tutto ti fa gola… fortuna siamo in moto e ciò non avverrà altrimenti addio giro. Temperatura di viaggio spettacolare. Tipo fine ottobre in Italia, quando già si selezionano i motociclisti dai possessori di moto. La direzione è N-E e decidiamo di andare a pernottare nella capitale della Slovacchia, del resto, avremmo mai potuto rinunciare alla famosissima “Saturday Bratislavian Night Fever”? . . .Ovvio che no! La serata, dopo un alloggio spettacolare in un ostello nel centro, passa piacevole anche se impegnativa… Il giorno seguente la destinazione rimane N-E. Attraversando in obliquo il paese si scorrono luoghi di un fascino unico preludio a quello che a breve vorrebbe essere la mia prossima avventura,la grande Madre Russia.

La strada, escluso un primo tratto totalmente rettilineo con un asfalto vergognoso, o meglio con “mattonellone” in cemento incastonate che peggio non si poteva, non è certo il massimo ma passata Nitra si entra nelle strade serie. Banskà Stiavnica è molto carina e le campagne e le colline circostanti ti fanno compagnia per svariati chilometri. L’architettura tipica dell’ex blocco sovietico campeggia sovrana un po’ in tutti i posti con l’eccezione di Banskà Bystrica dove ci accoglie una piazza in discesa molto particolare. I palazzi che la circondano ricordano un po’ quelli coloniali del Messico e tutto ciò esula molto da quanto trovato fino a quel momento.
Il nostro obiettivo è arrivare ai piedi dei Tatra la catena montuosa a cavallo tra Slovacchia e Polonia… Quindi si rimonta in sella e via. Si attraversano paesi piccolini dove la popolazione non se la passa poi così bene ed il grado di povertà è piuttosto alto. Molte le persone sul lato della strada a vendere funghi o frutti di bosco nella speranza di raccogliere qualche soldo. Le condizioni delle loro case sono a dir poco tragiche e le capanne sono costruite un po’ ovunque. Inutile dire che quel temerario “del mi’ cugino” (perdonate il gergo toscanaccio!) deve fermarsi per fotografare la situazione poco decorosa delle persone del luogo e loro, ovviamente, non la prendono molto bene ma la ripartenza è lesta e tutto prosegue dentro ad immagini da cartolina. Qualche sosta qua e là per le foto di rito mentre il sole volge al tramonto inondando qualsiasi cosa con quella luce particolare, non troppo forte né troppo tenue che mette in risalto linee, bordi, ombre, riflessi di una natura semplice e povera ma proprio per questo unica nel suo genere. Poi quando meno te lo aspetti esci da una curva e ti trovi davanti i Tatra. Maestosi. Imponenti. Con quelle cime a punta tipiche dei disegni dei bambini piccoli. Unici. Stasera si dorme a Spisska Sobota a 5 km da Poprad. L’albergo è consigliato dalla “Guida Fantoni” ovvero semplicemente fantastico. Il padrone ci fa parcheggiare praticamente in salotto. La struttura è per la maggior parte in legno, è accogliente, ospitale, familiare e pulitissima. Purtroppo abbiamo a disposizione solo la colazione per assaggiare i manicaretti della cucina e così ci accontentiamo di una pasta in camera. Io crollo letteralmente, per me rientrare la notte alle 5 e ripartire alle 9 è abbastanza gravoso. Per Giovannino non è niente ed esce alla ricerca di non si sa cosa (o meglio si sa!) ma la ricerca è vana e così l’instancabile come sempre si diletta scattando foto un po’ ovunque, basta non andare a letto. La mattina seguente il nostro palato gode spudoratamente. La colazione è a dir poco paradisiaca, la gentilezza dell’albergatore farebbe voglia di restare una settimana lì ma noi abbiamo i giorni contati e la partenza è d’obbligo.
Tutto fila liscio, il tempo continua ad essere buono, nuvoloso senza pioggia con qualche raggio di sole che spunta dal niente e dona colori e tonalità al paesaggio tali da sembrare d’essere dentro una cornice.

Mentre si viaggia troviamo un paio di boscaioli che spostano i tronchi come una volta ovvero con un cavallo da tiro. Ci fermiamo. Proviamo a scambiare qualche parola ma per loro esiste solo lo slovacco. Così a gesti ci facciamo un po’ capire e loro molto cortesemente ci fanno montare sul cavallo. Boia che bestia! Bella davvero. Alcune foto, gesticolate approssimative e si riparte.
Il confine con la Polonia è vicino e girare intorno ai Tatra è veramente affascinante. Ovunque ti fermi, anche ai bordi della strada, ti senti come soffocato da una senso di potenza che le montagne imprimono. Veramente molto strano a doter rappresentare ma è così ed è “i’su bello”.
La strada che prosegue verso Zacopane è molto ben tenuta, si snoda tra pini altissimi e la vegetazione al risveglio dalla notte profuma intensamente… Purtroppo Zacopane è la località sciistica di punta della Polonia, essendo in buona istanza la sola, quindi al di là di case fantastiche tutte di legno c’è di molta confusione. Di conseguenza la nostra mente si proietta subito verso Cracovia, la nostra tappa serale. Percorriamo strade secondarie molto interessanti, sia perché ben tenute sia perché si attraversano paesini molto carini e gli abitanti sono molto cortesi. Ci fermiamo in un lato per vedere una signora che munge una mucca come una volta, sgabello e secchio. Mi domando: “Io che ho 32 anni ed ho avuto la fortuna di passare buona parte delle mie estati in montagna mi emoziono a vedere il latte appena munto, con quella panna spettacolare che a momenti l’affetti… ma chi nasce ora, questi autentici spettacoli della natura se li godrà???” … glielo auguro di cuore!
Arriviamo verso le 17 Cracovia. Subito ti avvolge un fascino particolare che avevo provato solo a Praga fino ad oggi.
Anche questa è una cosa che si spiega un po’ male a parole ma è come se la storia di quel posto si voglia far rispettare dandoti già all’arrivo un benvenuto tutto particolare. Alloggio fantastico in un vecchio palazzo con le scale a chiocciola interne tutte in legno vicinissimo al centro. Si molla i bagagli, moto (debitamente accudita da un canone in un’officina) e si parte per la conquista del centro. In Polonia non è stato ancora fatto il passaggio alla moneta unica europea, lo sloty è la moneta polacca, di conseguenza il cambio è ottimo ed il costo della vita, per noi “bischeri”, è ancora basso (per poco… purtroppo!). La piazza centrale è molto suggestiva e le piccole vie nel centro estremamente caratteristiche. Approfittiamo del tempo a disposizione per fare un po’ di shopping, scattare qualche foto e farsi una bevuta in santa pace. Poi cena a costo praticamente irrisorio per il quantitativo di cibo ingurgitato e due passi nell’altra parte della città chiamata Kasimir, luogo pieno di locali molto carini e fulcro delle serate di baldoria dei cracoviensi, o cracoviani? (no così sembran marziani!) insomma dei giovani di Cracovia.
Il giorno seguente si riparte dalla città polacca con un po’ di nostalgia, avrebbe meritato decisamente un ulteriore giornata per visitarla meglio ma non abbiamo alternative e così ci rimettiamo in sella per macinare un po’ di chilometri sulla via del ritorno in Italia.
Lungo il percorso tappa obbligata sono i baracchini lungo la strada in cui si vendono formaggi, miele, pani strani, pellame e articoli fatti a mano dalle signore del luogo. Appena usciti da Cracovia ci immettiamo su una specie di superstrada incredibile molto veloce e ricca di curve. La fantasia porta la mente a pensarla una specie di circuito chiuso dove si potrebbe fare una bella gara stile North West 200 o il mitico Mountain Circuit dell’isola di Man (ok non volevo essere blasfemo, quello è l’olimpo non tocchiamolo!). Prima di passare il confine ed entrare nuovamente in Slovacchia ci fermiamo un attimo in un’area di servizio ed in pratica con una manciata di sloty la svaligiamo. La strada che ci attende verso Zilina non è poi il massimo così decidiamo di fare un pezzo di autostrada per arrivare più velocemente in un tratto che reputiamo più interessante in direzione Bratislava. Il caldo comincia a dar fastidio. Ad un certo punto su un tratto rettilineo un po’ in salita scorgo un cartello marrone con l’indicazione di un castello… Bisognerà anche fermarci un pochino per scovare qualcosa che Filippo non conosce, sennò come faccio a fargli invidia!!!
In mezzo al bosco dopo qualche km. di sterrato troviamo una specie di abbazia mezza diroccata. S.Caterinae. In realtà è una costruzione che non sappiamo bene per quale motivo non sia mai stata terminata. Bella la posizione. Bella la struttura stessa e così ci sdraiamo un po’ sotto ad un susino a riposare le stanche membra. E poi… via.
Via per rientrare in Austria altrimenti il giorno seguente non sarà facile tornare a casa per la sera. Ovviamente nel groviglio di autostrade al confine slovacco-austro-magiaro sbagliamo direzione così ci scappa una toccata e fuga di qualche chilometro in Ungheria… Mmm… Pensandoci bene in un giorno s’è toccato 4 nazioni. Non è tanto questo che ti rallegra quanto il fatto che sbagliando strada ammiriamo un tramonto molto suggestivo. Bellissima la palla incandescente che si immerge all’orizzonte… Ottimo errore!
Si dorme in suolo austriaco dove un’altra piccola pensione ci sazia con ottimo cibo ed un gran bel letto. La partenza, la mattina seguente, ci indirizza verso il PfaffelPasse. Tutte le sante volte che passo dall’Austria mi piace sempre di più. Le montagne bellissime. Le strade sempre ben tenute e ricche di curve. La benzina costa poco. Il mangiare e la irra costano poco. Le persone son gentili ed ospitali, soprattutto nei piccoli paesi o frazioni montane. Bisogna organizzarsi meglio per trascorrerci più tempo ovvia!
Entrati in autostrada dopo la fantastica deviazione con tanto di caffè in cima al passo (tanto per non farsi mancare mai nulla) la mente ti trasporta già a casa. Ormai i chilometri che ci rimangono da percorrere sulla via del rientro sono solo autostrada e così dentro il casco ti rifai tutto il viaggio dalla partenza. Ormai viaggiare a 130km/h e su dirizzoni infiniti rallegra ben poco lo sguardo, meglio non annoiarsi e sognare nuovamente. Viaggia. Mente. Non ti fermare mai e pensa a tutto ciò che hai visto e soprattutto a tutto quello che potrai vedere alla prossima uscita…

4 thoughts on ““Alla scoperta dell’Est” di Giacomo Melani”

  1. Non ci sono parole per esprimere la bellezza di Giacomo,nè per comunicare l’emozione che sapeva scatenare.Raccontare dei suoi viaggi come “rainmen” lo entusiasmava,non l’atto di descrivere ma la scelta dei colori e delle parole che nessun altro avrebbe scelto.Io ho viaggiato con lui attraverso quel sorriso sghembo e gli occhi illuminati di chi ti rivela un segreto.
    Ti amo,sempre e per sempre Ronroneo.Voi che siete la sua stessa specie,vi prego,non dimenticatelo…

    1. Noi che siamo della stessa specie non lo dimenticheremo mai, rimarrà sempre con noi. Non se ne è andato, ha solo scelto una strada diversa e prima o poi ci incontreremo ancora.

  2. We envy your experience of being able to cover so much history in such a short period of time. Here in Canada the distances are so far between cities , but we do make up for it with our beautiful countryside. It is my greatest dream to travel Europe by motorcycle with unlimited time and Fabio as my guide.

    1. First of all congratulation for your ability in reading Italian.
      Distances in Europe are a good and a bad thing: easy to move and reach people and places but too many and too close neighbors.
      I think we both live in beautiful countries with a lot of opportunities not only for motor-bikers.
      Let us know when your dream will become a travel plan, we will assist you as much as we can.
      Thanks for visiting our website, in the future we are committed to write something in English … Florentine English.
      Ciao

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