La mia moto ha un confine ?

Dialogo, probabile, tra due motociclisti

Fiorenzo

G. Possiamo stabilire dove termina la moto ed inizia il resto della realtà?

F. Cercare di definire il confine della tua BMW è un compito affascinante quanto complesso.

G. Non vedo questa complessità, la moto ha una forma definita dai pezzi che la compongono, fanale, ruote, manopola, testata e tutto il resto. Il confine di un oggetto è dato dalla forma fisica delle parti che lo compongono.

F. Non avere fretta, prima di tutto cerchiamo di definire cosa sia un confine.

G. E’ il contorno di un oggetto, dove esso termina e inizia qualcos’altro.

F. Un confine non è solo dove finisce o inizia qualcosa, è anche un “luogo” di contatto dove avvengono scambi e contaminazioni.

G. Vuoi dire che un confine non divide ma mette in comunicazione?

F. L’una e l’altra possibilità coesistono soprattutto quando si tratta di oggetti la cui funzione si esplica muovendosi. Ogni tratto di confine è indissolubilmente il luogo di scambi e di separazioni.

G. Come può essere che allo stesso tempo il confine separa e permette scambi tra due cose distinte?

F. Ogni contaminazione non può che avvenire dove c’è una differenza, nell’uniformità e nella continuità gli scambi non si pongono. Mischiando due vernici dello stesso colore si ottiene una quantità superiore della stessa vernice, non si ha nessuna contaminazione di colore. Sui confini si addensano le differenze le discontinuità quindi numerose e frequenti sono le possibili contaminazioni.

G. Quali scambi, quali contaminazioni, quali flussi possono avvenire sui confini di una moto?

F. Il contatto tra la gomma della ruota e la strada rappresenta una possibile zona del confine che andiamo cercando. La moto senza quel punto d’aderenza perderebbe la sua funzione, perché nessuna spinta potrebbe agire, nessun mutamento di posizione potrebbe generarsi. Nel procedere però quella zona è in continuo cambiamento e con essa l’inafferrabile confine.

G. Secondo il tuo bizzarro ragionamento il confine della moto quando viaggia non può essere ben definito in quanto si estenderebbe al territorio che attraversa?

F. Praticamente la moto nel procedere disegna il suo fluido confine. Ma ci sono ancora altri aspetti da prendere in considerazione se vogliamo individuare il confine della moto. Il guidatore, la pompa della benzina ed anche il territorio.

G. Stai forze iniziando un gioco? Pensavo che il nostro dialogo fosse serio.

F. Il gioco, che è sempre una cosa seria, ti invita adesso a chiederti quale sia il confine di un giocatore di tennis o di un saltatore con l’asta durante una gara.

G. Anche muovendosi, piegandosi il contorno dell’atleta “disegna” forme diverse ma rimane determinato dal suo corpo.

F. Il momentaneo confine del tennista è disegnato anche dai movimenti della racchetta e per il saltatore forse va collocato la dove si posiziona la punta dell’asta. Non dimenticare che il confine è anche il luogo dove si determinano contatti, relazioni e scambi.

G. Ragionando cosi tutti gli oggetti concorrono a determinare il confine di un uomo?

F. Un bastone, un martello, un motore, le pinne, definiscono confini della persona che li sta usando. Questi oggetti li chiamerei di “estensione” in quanto estendono le facoltà fisiche e il momentaneo confine di una persona.

G. Nonostante quello che hai detto non riesco a vedere per la moto un confine diverso da quello determinato dalla sua fisicità.

F. Abbiamo detto che il confine di un motociclista in viaggio si estende perlomeno a tutta la sua moto; guidatore e moto sono un’unica indivisibile e solidale entità. Quindi il confine della mia moto quando la guido si estende fino a comprendermi e a comprenderti se sei sopra.

G. Mi stai proponendo una visione della realtà singolare e bizzarra.

F. E’ così; ma non basta. Anche il rumore, la luce dei fanali, l’odore e il calore emanati dalla moto concorrono a determinarne il confine.

G. Come può il rumore tracciare un confine?

F. Un distratto passante che si trovi disavvedutamente in mezzo alla strada può essere avvisato dell’arrivo di un pericolo dal suono del clacson. La moto, con quello squillo, estende la sua presenza a qualche decina di metri. Il viandante, viceversa estende il suo fino alla moto. Penso proprio che il confine della moto sia difficilmente definibile, si presenta infatti fluido, aperto, dinamico in base alle azioni svolte e alle situazioni in cui questa si trova.

G. Come possiamo concludere?

F. Siamo più vicini alla realtà se diciamo che il confine della moto è il territorio che questa attraversa. Esso viene determinato dagli incroci, grovigli di dubbi che colorano il viaggio, dalle salite che qualcuno scende, dai sorpassi che permettono di precedere gli altri nella scoperta dell’ignoto. Rimane ancora un aspetto: non solo il confine della moto è il territorio ma viceversa le caratteristiche del territorio dipendono dal modo di attraversarlo.

G. Il territorio sarebbe determinato dalle azioni del guidatore e della sua moto?

F. Questo è un discorso che possiamo affrontare un’altra volta, per adesso ti fornisco alcuni stimoli per pensare.

“Alla scoperta dell’Est” di Giacomo Melani

A volte ci sono posti, luoghi,nomi che ti rimbombano nella testa e che non riesci a far a meno di pensare…. questo mi succedeva quando sentivo parlare di Slovacchia. Il mio oratore era Filippo e quando si mette a parlare di qualcosa che lo ha affascinato, lui, ti travolge.
Ti senti dentro al suo racconto. Immagini quei posti con la tua mente e non vedi l’ora di poterli vedere anche con i tuoi occhi in modo da capire cosa stesse provando chi li narra. Sensazioni uniche.
Così respirata nell’aria la possibilità di avere qualche giorno di ferie in Settembre il pensiero diventa asfissiante e non puoi far a meno di programmare il giro. Di rito la cena a casa Fantoni prima della partenza in cui la raccolta di informazioni è doverosa e ricca di momenti magici.
Compagno di viaggio il prode Giovannin Della Vignarella (così piace presentarsi…) ovvero mio Cugino.
Partenza ore 15.17 di venerdì 4 settembre ’09. Primo trasferimento in totale apnea nella vicina Austria, sosta a Villach in un piccolo, pulito ed accogliente albergo nel centro città. Ottima cena in camera a base di fusilli ai wurstel e pinoli (ricetta inventata sul momento) e birrettina di rigore a due passi di distanza. Il giorno seguente inizia con una piccola visita nel paradiso terrestre dei motociclisti, la “Louis”, dove tutto vorresti, tutto desidereresti, tutto ti fa gola… fortuna siamo in moto e ciò non avverrà altrimenti addio giro. Temperatura di viaggio spettacolare. Tipo fine ottobre in Italia, quando già si selezionano i motociclisti dai possessori di moto. La direzione è N-E e decidiamo di andare a pernottare nella capitale della Slovacchia, del resto, avremmo mai potuto rinunciare alla famosissima “Saturday Bratislavian Night Fever”? . . .Ovvio che no! La serata, dopo un alloggio spettacolare in un ostello nel centro, passa piacevole anche se impegnativa… Il giorno seguente la destinazione rimane N-E. Attraversando in obliquo il paese si scorrono luoghi di un fascino unico preludio a quello che a breve vorrebbe essere la mia prossima avventura,la grande Madre Russia.

La strada, escluso un primo tratto totalmente rettilineo con un asfalto vergognoso, o meglio con “mattonellone” in cemento incastonate che peggio non si poteva, non è certo il massimo ma passata Nitra si entra nelle strade serie. Banskà Stiavnica è molto carina e le campagne e le colline circostanti ti fanno compagnia per svariati chilometri. L’architettura tipica dell’ex blocco sovietico campeggia sovrana un po’ in tutti i posti con l’eccezione di Banskà Bystrica dove ci accoglie una piazza in discesa molto particolare. I palazzi che la circondano ricordano un po’ quelli coloniali del Messico e tutto ciò esula molto da quanto trovato fino a quel momento.
Il nostro obiettivo è arrivare ai piedi dei Tatra la catena montuosa a cavallo tra Slovacchia e Polonia… Quindi si rimonta in sella e via. Si attraversano paesi piccolini dove la popolazione non se la passa poi così bene ed il grado di povertà è piuttosto alto. Molte le persone sul lato della strada a vendere funghi o frutti di bosco nella speranza di raccogliere qualche soldo. Le condizioni delle loro case sono a dir poco tragiche e le capanne sono costruite un po’ ovunque. Inutile dire che quel temerario “del mi’ cugino” (perdonate il gergo toscanaccio!) deve fermarsi per fotografare la situazione poco decorosa delle persone del luogo e loro, ovviamente, non la prendono molto bene ma la ripartenza è lesta e tutto prosegue dentro ad immagini da cartolina. Qualche sosta qua e là per le foto di rito mentre il sole volge al tramonto inondando qualsiasi cosa con quella luce particolare, non troppo forte né troppo tenue che mette in risalto linee, bordi, ombre, riflessi di una natura semplice e povera ma proprio per questo unica nel suo genere. Poi quando meno te lo aspetti esci da una curva e ti trovi davanti i Tatra. Maestosi. Imponenti. Con quelle cime a punta tipiche dei disegni dei bambini piccoli. Unici. Stasera si dorme a Spisska Sobota a 5 km da Poprad. L’albergo è consigliato dalla “Guida Fantoni” ovvero semplicemente fantastico. Il padrone ci fa parcheggiare praticamente in salotto. La struttura è per la maggior parte in legno, è accogliente, ospitale, familiare e pulitissima. Purtroppo abbiamo a disposizione solo la colazione per assaggiare i manicaretti della cucina e così ci accontentiamo di una pasta in camera. Io crollo letteralmente, per me rientrare la notte alle 5 e ripartire alle 9 è abbastanza gravoso. Per Giovannino non è niente ed esce alla ricerca di non si sa cosa (o meglio si sa!) ma la ricerca è vana e così l’instancabile come sempre si diletta scattando foto un po’ ovunque, basta non andare a letto. La mattina seguente il nostro palato gode spudoratamente. La colazione è a dir poco paradisiaca, la gentilezza dell’albergatore farebbe voglia di restare una settimana lì ma noi abbiamo i giorni contati e la partenza è d’obbligo.
Tutto fila liscio, il tempo continua ad essere buono, nuvoloso senza pioggia con qualche raggio di sole che spunta dal niente e dona colori e tonalità al paesaggio tali da sembrare d’essere dentro una cornice.

Mentre si viaggia troviamo un paio di boscaioli che spostano i tronchi come una volta ovvero con un cavallo da tiro. Ci fermiamo. Proviamo a scambiare qualche parola ma per loro esiste solo lo slovacco. Così a gesti ci facciamo un po’ capire e loro molto cortesemente ci fanno montare sul cavallo. Boia che bestia! Bella davvero. Alcune foto, gesticolate approssimative e si riparte.
Il confine con la Polonia è vicino e girare intorno ai Tatra è veramente affascinante. Ovunque ti fermi, anche ai bordi della strada, ti senti come soffocato da una senso di potenza che le montagne imprimono. Veramente molto strano a doter rappresentare ma è così ed è “i’su bello”.
La strada che prosegue verso Zacopane è molto ben tenuta, si snoda tra pini altissimi e la vegetazione al risveglio dalla notte profuma intensamente… Purtroppo Zacopane è la località sciistica di punta della Polonia, essendo in buona istanza la sola, quindi al di là di case fantastiche tutte di legno c’è di molta confusione. Di conseguenza la nostra mente si proietta subito verso Cracovia, la nostra tappa serale. Percorriamo strade secondarie molto interessanti, sia perché ben tenute sia perché si attraversano paesini molto carini e gli abitanti sono molto cortesi. Ci fermiamo in un lato per vedere una signora che munge una mucca come una volta, sgabello e secchio. Mi domando: “Io che ho 32 anni ed ho avuto la fortuna di passare buona parte delle mie estati in montagna mi emoziono a vedere il latte appena munto, con quella panna spettacolare che a momenti l’affetti… ma chi nasce ora, questi autentici spettacoli della natura se li godrà???” … glielo auguro di cuore!
Arriviamo verso le 17 Cracovia. Subito ti avvolge un fascino particolare che avevo provato solo a Praga fino ad oggi.
Anche questa è una cosa che si spiega un po’ male a parole ma è come se la storia di quel posto si voglia far rispettare dandoti già all’arrivo un benvenuto tutto particolare. Alloggio fantastico in un vecchio palazzo con le scale a chiocciola interne tutte in legno vicinissimo al centro. Si molla i bagagli, moto (debitamente accudita da un canone in un’officina) e si parte per la conquista del centro. In Polonia non è stato ancora fatto il passaggio alla moneta unica europea, lo sloty è la moneta polacca, di conseguenza il cambio è ottimo ed il costo della vita, per noi “bischeri”, è ancora basso (per poco… purtroppo!). La piazza centrale è molto suggestiva e le piccole vie nel centro estremamente caratteristiche. Approfittiamo del tempo a disposizione per fare un po’ di shopping, scattare qualche foto e farsi una bevuta in santa pace. Poi cena a costo praticamente irrisorio per il quantitativo di cibo ingurgitato e due passi nell’altra parte della città chiamata Kasimir, luogo pieno di locali molto carini e fulcro delle serate di baldoria dei cracoviensi, o cracoviani? (no così sembran marziani!) insomma dei giovani di Cracovia.
Il giorno seguente si riparte dalla città polacca con un po’ di nostalgia, avrebbe meritato decisamente un ulteriore giornata per visitarla meglio ma non abbiamo alternative e così ci rimettiamo in sella per macinare un po’ di chilometri sulla via del ritorno in Italia.
Lungo il percorso tappa obbligata sono i baracchini lungo la strada in cui si vendono formaggi, miele, pani strani, pellame e articoli fatti a mano dalle signore del luogo. Appena usciti da Cracovia ci immettiamo su una specie di superstrada incredibile molto veloce e ricca di curve. La fantasia porta la mente a pensarla una specie di circuito chiuso dove si potrebbe fare una bella gara stile North West 200 o il mitico Mountain Circuit dell’isola di Man (ok non volevo essere blasfemo, quello è l’olimpo non tocchiamolo!). Prima di passare il confine ed entrare nuovamente in Slovacchia ci fermiamo un attimo in un’area di servizio ed in pratica con una manciata di sloty la svaligiamo. La strada che ci attende verso Zilina non è poi il massimo così decidiamo di fare un pezzo di autostrada per arrivare più velocemente in un tratto che reputiamo più interessante in direzione Bratislava. Il caldo comincia a dar fastidio. Ad un certo punto su un tratto rettilineo un po’ in salita scorgo un cartello marrone con l’indicazione di un castello… Bisognerà anche fermarci un pochino per scovare qualcosa che Filippo non conosce, sennò come faccio a fargli invidia!!!
In mezzo al bosco dopo qualche km. di sterrato troviamo una specie di abbazia mezza diroccata. S.Caterinae. In realtà è una costruzione che non sappiamo bene per quale motivo non sia mai stata terminata. Bella la posizione. Bella la struttura stessa e così ci sdraiamo un po’ sotto ad un susino a riposare le stanche membra. E poi… via.
Via per rientrare in Austria altrimenti il giorno seguente non sarà facile tornare a casa per la sera. Ovviamente nel groviglio di autostrade al confine slovacco-austro-magiaro sbagliamo direzione così ci scappa una toccata e fuga di qualche chilometro in Ungheria… Mmm… Pensandoci bene in un giorno s’è toccato 4 nazioni. Non è tanto questo che ti rallegra quanto il fatto che sbagliando strada ammiriamo un tramonto molto suggestivo. Bellissima la palla incandescente che si immerge all’orizzonte… Ottimo errore!
Si dorme in suolo austriaco dove un’altra piccola pensione ci sazia con ottimo cibo ed un gran bel letto. La partenza, la mattina seguente, ci indirizza verso il PfaffelPasse. Tutte le sante volte che passo dall’Austria mi piace sempre di più. Le montagne bellissime. Le strade sempre ben tenute e ricche di curve. La benzina costa poco. Il mangiare e la irra costano poco. Le persone son gentili ed ospitali, soprattutto nei piccoli paesi o frazioni montane. Bisogna organizzarsi meglio per trascorrerci più tempo ovvia!
Entrati in autostrada dopo la fantastica deviazione con tanto di caffè in cima al passo (tanto per non farsi mancare mai nulla) la mente ti trasporta già a casa. Ormai i chilometri che ci rimangono da percorrere sulla via del rientro sono solo autostrada e così dentro il casco ti rifai tutto il viaggio dalla partenza. Ormai viaggiare a 130km/h e su dirizzoni infiniti rallegra ben poco lo sguardo, meglio non annoiarsi e sognare nuovamente. Viaggia. Mente. Non ti fermare mai e pensa a tutto ciò che hai visto e soprattutto a tutto quello che potrai vedere alla prossima uscita…

Eppur si muove

di Giovanni Cavazzuti

Nuova vittoria del Coordinamento motociclisti sul tema della sicurezza!

Circa due mesi fa parlavamo di sicurezza sulle strade e di motociclisti incastrati sotto i guard-rail. Ora Il Coordinamento motociclisti ci avvisa che:

«Varese – Tangenziale Nor-Est; a sei mesi dalla nostra denuncia ecco i primi guard-rail sicuri per i motociclisti»

«Come ricorderete ad Aprile 2008 il Cordinamento denunciò in modo chiaro che le nuove infrastrutture adottate dalla Provincia di Varese allo svincolo del Ponte di Vedano non corrispondevano a nessun criterio di sicurezza per motociclisti e ciclisti. Attraverso le pagine de "La Provincia" arrivarono le immediate rassicurazioni di Aldo Simeoni, Assessore alla Viabilità, che in pochi mesi si sono concretizzate nell’installazione delle protezioni salva motociclisti nei punti a rischio dei primi 1700 mt della Tangenziale Nord-Est.

Le protezioni, del tipo DR46 prodotti dalla Snoline, sono state montate lungo il primo lotto della nuova tangenziale e sulle barriere intorno alla nuova rotonda di Viale Valganna.

Il Coordinamento Motociclisti vuole ringraziare pubblicamente la Provincia di Varese e gli altri Enti coinvolti per l’ascolto e per l’impegno profuso nel risolvere in tempi così brevi una problematica tanto importante per tutti gli Utenti delle due ruote, ribadendo la necessità di rivolgere le stesse attenzioni anche a tratti di strada già esistenti, tra cui il già citato svincolo Ponte di Vedano».

Qualcosa si muove, speriamo di ricevere presto altre buone notizie

Coordinamento Motociclisti

www.cmfem.it

348-5200167

Vecchio caro Routefinder, l’antesignano del roadbook

 di Giovanni Cavazzuti

Oggi siamo sommersi da navigatori satellitari dai nomi più buffi che ci guidano attraverso il traffico cittadino, in montagna, nei deserti africani e in ogni altro luogo dove è facile perdere l’orientamento. Ottantotto anni fa, in Inghilterra, fu brevettato forse il moderno antesignano di tutti i navigatori. Certo non era preciso come quelli odierni, non dava istantaneamente la posizione, non evitava il traffico e gli ingorghi, non segnalava lavori in corso, le mappe disponibili erano pochine e… distraeva dalla guida. Si chiamava Routefinder e, come potete osservare dalla fotografia, non si discostava molto dai roadbook che si usavano nei rally prima dell’avvento del GPS. Non ebbe successo, anche perché non c’erano molti automobilisti alla guida all’epoca ed era scomodo da consultare. Il Routefinder è esposto fino all’11 novembre alla mostra “Weird and Wonderful Gadgets and Inventions Display” della British Library di Londra.

Riding Solo To The Top Of The World

Riproponiamo un altro articolo colpito da strani flussi astrali

di Giovanni Cavazzuti

La recensione di oggi non riguarda un libro, ma un dvd. In vendita solo su Internet all’indirizzo che troverete di seguito.

Un racconto di un viaggio, di una moto e di un centauro molto particolari.

Garuav Jani

Dirtrack production & 60kph-Motorcycle Travel Club India

dirttrackproductions.com

www.60kph.com

Formato 4:3

Durata 94 minuti

Lingua: inglese

Prezzo: 21.99 $

 

  

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Problemi tecnici. Repost di -Mi porterò a Bray Hill-

A causa di strani influssi astrali alcuni articoli pubblicati risultano illeggibili per chi usa Windows Explorer come browser.
Purtroppo i loschi figuri che si occupano della parte tecnica di questo blog quando vedono Windows Explorer vengono immediatamente assaliti da nausea, prurito urticante e diarrea. Essi vi invitano a scegliere un vero browser come Firefox o Safari.

Per questo, anzi nonostante questo, essi hanno deciso di ripubblicare alcuni degli articoli in questione in modo da renderli fruibili anche a voi, anime neglette, utilizzatori di Explorer !

Cominciamo con un repost dell’articolo di Simone sul viaggio al Manx TT.
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Mi porterò a Bray Hill

di Simone Chiari

Sono sul ponte della nave verso Rotterdam e sto guardando il mare del Nord nella sua ora migliore, dopo che è calato il sole. C’è la malinconica luce giusta per i riassunti, con una miriadi di ricordi che attraversano la mente, tutti insieme così non c’è verso né di ricordarli né di metterli in ordine. L’anno scorso avevo tentato di metterli per iscritto, anche perché era la prima volta che venivo sull’isola ed era il centenario del TT…

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Curiosità dal web

di Simone Chiari

Passa il Tornado e il radar va in tilt

Due poliziotti Inglesi di North Berwick, ad est di Edimburgo, sono stati coinvolti in un incidente non comune mentre controllavano la velocità degli automobilisti sulla A1 Great North Road.

Uno dei poliziotti, di cui non è stato fatto il nome, mentre stava usando un radar portatile, per controllare la velocità dei veicoli che si avvicinavano dalla cima di una collina, è rimasto sorpreso quando ha registrato una velocità di più di 420 km/h. Dopo la rilevazione il radar ha smesso di funzionare e il poliziotto non è più stato in grado di resettarlo. Il radar di fatto aveva seguito un Tornado della NATO sopra il mare del Nord, impegnato in un volo a bassa quota.

Di ritorno alla centrale il capo della polizia a inviato una dura lettera di protesta all’ufficio relazioni esterne della RAF.  La RAF ha inviato una pronta risposta nel suo usuale stile laconico:«Grazie per il vostro messaggio che ci permette di completare il fascicolo relativo all’incidente. Potreste essere interessati a sapere che il computer tattico del Tornado ha automaticamente riconosciuto il vostro “equipaggiamento radar ostile” inviando in risposta un segnale di disturbo. Inoltre i missili terra-aria Sidewinder a bordo del Tornado completamente armato hanno inquadrato il bersaglio. Fortunatamente il pilota olandese ha intelligentemente interpretato lo stato di allerta dei missili ed è stato in grado di annullare il sistema di protezione automatico prima che i missili fossero lanciati».

La sicurezza

di Giovanni Cavazzuti

Il ritorno dalle vacanze mi porta a riflettere, ancora una volta, sulla sicurezza in moto; forse perché mi è capitata una cosa sciocca come bucare in autostrada, forse perché rispettando i limiti di velocità ho avuto il tempo di guardare meglio la strada e i suoi confini, forse perché mi è ritornato alla mente un episodio di qualche anno fa.

Il ricordo va a una gita sull’Abetone con i rainmen, quando ci capitò, dopo una esse, di vedere un motociclista a terra sdraiato sotto un guardrail. Non so dirvi la dinamica dell’incidente, perché la nostra andatura era turistica e arrivammo solo a cose già compiute; ma l’impressione di vedere per la prima volta un incidente di quel tipo fu grande. Il motociclista, un giovane pilota d’aerei, per fortuna (al contrario della MV, praticamente distrutta) se la cavò solo con un braccio rotto, ma avrebbe potuto subire meno danni se il guard rail non fosse stato di quelli alti (pensati solo per le automobili). Altri motociclisti non hanno avuto la stessa fortuna.

Nel nostro blog (FEMA-un altro passo verso la sicurezza) è riportata la notizia di un nuovo standard per i guard rail, i tempi di attuazione però prevedono il 2010.

Intanto i "Motociclisti incolumi" organizzano per il 13-14 settembre un incontro-ricordo per Claudio "ucciso da un guardrail un anno fa proprio in quella zona, i motociclisti presenti  poseranno sulla barriera killer speciali protezioni ProMBS, atte a limitare i danni in caso di impatto, a simbolo della possibilità’ concreta di evitare che questa tragedia possa ripetersi ancora".

Oggi pubblichiamo anche uno scritto di Simone Chiari sulla paura; l’intenzione è quella di stimolare un confronto e delle testimonianze dirette sui temi della sicurezza, nel modo più ampio possibile.

La paura

di Simone Chiari
Raramente provo della pura paura razionale andando in moto per turismo.
Ho un conscio senso del pericolo ma mai vera paura.
È una questione di livello di soglia, che ognuno possiede la propria, a un’altezza diversa per ogni stimolo che ci stuzzica.

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